26 aprile 2009

L’accordo quadro sull’attivazione delle Direzioni Provinciali

L’accordo quadro sull’attivazione delle Direzioni Provinciali:
una scatola vuota, senza garanzie e tante fregature!

Cisl, Uil, Salfi, e questa volta anche la Cgil, ritornata “pacifica” dopo la riammissione ai tavoli, avevano bisogno di un accordo qualsiasi sulla riorganizzazione, pur di ripresentarsi con un abito riverniciato ai lavoratori.
E l’hanno avuto!

Dopo mesi di tira e molla, facendo credere chissà quale era la posta in palio, è scaturito questo “mitico” bluff, in cui Cgil, Cisl, Uil e Salfi, di fatto ratificano decisioni già assunte unilateralmente dall’amministrazione.
In sintesi, ci troviamo davanti ad un involucro vuoto, senza nessuna garanzia per il personale e, anzi, con parecchi trucchi e fregature.
Uno dei capisaldi dell’accordo è che, con la nascita delle Direzioni provinciali, ci sarà mobilità, solo su base volontaria.
Ci accorgiamo invece, leggendo l’accordo, che, se una parte delle attività dell'Ufficio controlli (collocato su base provinciale o su più uffici cittadini) potrà essere svolta anche con team allocati nelle sedi che ospiteranno gli Uffici territoriali o negli attuali Uffici locali, l’attività che riguarda i controlli delle imprese di medie dimensioni, tutta l’area legale, quella di staff saranno collocati in un’unica sede, così come i rimborsi Iva in un solo ufficio territoriale.
Ergo, il personale coinvolto in queste lavorazioni, obtorto collo, sarà costretto a migrare verso i nuovi uffici, in barba alla millantata mobilità volontaria, con problemi notevoli nelle province con più uffici e nelle grandi città (vedi Roma, Milano, Torino, Napoli ecc.).
Diventa, quindi, “uno zuccherino” la possibilità che il personale che svolge tali attività presso gli Uffici locali subprovinciali o in più Uffici cittadini, potrà optare se spostarsi presso la sede della D.P., o restare nell'attuale sede, svolgendo una diversa tipologia di lavoro.

E diventa anche un trucco il fatto che il principio assunto per l’assegnazione del personale alle Direzioni Provinciali, sarà quello delle funzioni svolte nel quotidiano in maniera prevalente. Ovvero se si vuole continuare a svolgere le stesse funzioni lavorative di quelle aree si è quasi obbligati alla mobilità verso le D.P. oppure bisognerà cambiare funzioni e lavoro.
Altro trucco è quello degli incarichi e delle posizioni organizzative che vengono confermate “transitoriamente” sino all'inizio del 2010 ovvero alla loro naturale scadenza, essendo già stabilito (vedi articolo 17 e 18 del contratto Integrativo) che abbiano valenza biennale, per lo più da gennaio 2008.

Insomma non ci hanno regalato niente!
E, udite udite, entro il mese di settembre del 2009 è prevista una nuova fase di contrattazione nazionale per verificare il “buon andamento” dell'accordo, gli sviluppi e le ulteriori decisioni da prendere.
E’ superfluo dire che questa devastante Riorganizzazione non trova nessuna tutela o compensazione in questo accordo – quadro.
Non si parla di diritto alla carriera, di salario accessorio, di remunerazione del disagio, né si accenna agli aumenti dei carichi di lavoro e degli obiettivi di produttività, né di rendere più efficace e incisiva la lotta all’evasione fiscale che, anzi, proprio a causa della confusione creata dalla riorganizzazione, registra 4 miliardi di euro di entrate fiscali in meno, nei primi 2 mesi del 2009.
Ribadiremo in tutte le sedi il nostro profondo dissenso a questo accordo e siamo disponibili con i lavoratori e con chi la pensa come noi ad assumere tutte le iniziative di protesta e mobilitazione.

14 aprile 2009

DIREZIONE PROVINCIALE DI VITERBO: MA PER ANDARE DOVE DOBBIAMO ANDARE, PER DOVE DOBBIAMO ANDARE?

Quella che fino ad ora era una storica battuta del Principe De Curtis, ieri è divenuta la amara realtà per i Lavoratori della Agenzia delle Entrate di Viterbo.
Il giorno 06/04/2009 i Lavoratori dell’ex Ufficio locale di Viterbo sono entrati nell’immobile che ospita gli uffici, senza conoscere a quale degli istituendi Uffici (Direzione Provinciale, Ufficio Controlli o Ufficio Territoriale) fossero stati assegnati.
Solo tramite una provvidenziale e-mail hanno successivamente appreso della sorte del loro futuro lavorativo.
Proprio in concomitanza con l’avvio delle nuove strutture degli Uffici si è svolta ieri una assemblea dei Lavoratori dell’Ufficio di Viterbo della Agenzia delle Entrate.
Alla assemblea ha partecipato la stragrande maggioranza del personale, presenti R.S,U. ed OO.SS.
Preliminarmente, l’assemblea ha deciso di sottoporre al Direttore Regionale del Lazio, dott. Ursilli, presente presso l’Ufficio, una serie di quesiti circa la riorganizzazione, le prospettive dei lavoratori assegnati ai diversi uffici ed i criteri utilizzati per tali assegnazioni; quale miglior occasione!.
L’ informativa in precedenza fornita dal Direttore dell’Ufficio di Viterbo, brillava, infatti, per la sua fumosità.
Il dott. Ursilli, è stato però coerente fino in fondo con l’atteggiamento di chiusura della Agenzia delle Entrate rispetto alla informativa sindacale, affermando addirittura di aver firmato le nomine dei dirigenti i nuovi uffici perché proposti dai vertici della Agenzia.
Speriamo di aver capito male, perché in caso contrario dovremmo continuare a preoccuparci e molto per il nostro futuro lavorativo….

3 aprile 2009

Non abbiamo l'anello al naso!

L'art. 12 del dl n. 79/1997, ex Fondo 2%, per intenderci, in seguito modificato dalla L. n. 350/2003, prevedeva in sede di contrattazione decentrata quindi mediante accordi sindacali, la distribuzione del fondo stabilendo in tale sede i tempi e le modalità di erogazione.

L'attuale provvedimento (AC 2187- Conversione del D.L. 5/2009) che viene sbandierato da alcune OO.SS. dice semplicemente (tradotto) che i ministri Brunetta e Tremonti, emaneranno un decreto che stabilirà i criteri i tempi e le modalità di utilizzo dei fondi.

Non ci sarà su questo alcuna contrattazione, le OO.SS. dovranno solo sedersi ad un tavolo per prendere atto di quanto deciso dalla controparte e sottoscrivere.

Attenzione i criteri individuati si riferiscono al 2009, quindi il 2008 è passato in cavalleria, mentre il pagamento (la elargizione sarebbe il termine appropriato) dovrebbe avvenire, nella migliore ipotesi nel 2010.

COSA E’ CAMBIATO RISPETTO AL D.L. 112/LEGGE 133 DEL 2008 CHE CI HA SOTTRATTO IL SALARIO ACCESSORIO ?

Una ragione in più per scioperare il prossimo 23 aprile!

Organizzati con i COBAS!

Emendamento di ripristino del salario accessorio

CAMERA DEI DEPUTATI - COMMISIONI RIUNITE VI E X
SEDUTA DEL 23.3.2009

ESAME DEI PROVVEDIMENTO AC 2187: Conversione del decreto legge 5/2009 – Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi.
Emendamento all’art. 7 presentato dai relatori:
17. All'articolo 7-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
“1-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare entro il 30 giugno 2009, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ferma restando la disapplicazione prevista dall'articolo 67, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, delle disposizioni di cui all'allegato B relativamente alle risorse considerate ai fini del miglioramento dei saldi di finanza pubblica sono individuati, per l'anno 2009, i criteri, i tempi e le modalità volti ad utilizzare per la contrattazione integrativa, in correlazione con l'impegno e le maggiori prestazioni lavorative, le risorse derivanti dal processo attuativo delle leggi elencate nel citato allegato B eccedenti rispetto a quelle finalizzate al miglioramento dei saldi di finanza pubblica, valutando a tal fine anche la possibilità di utilizzare le maggiori entrate proprie rispetto a quelle dei triennio 2005-2007 conseguite per effetto dello svolgimento di attività aggiuntive rispetto a quelle istituzionali, nonché le risorse disponibili il cui utilizzo sia neutrale sui saldi di finanza pubblica.”

VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 23 APRILE

In questi giorni, si assiste ad un incredibile valzer di comunicati sindacali sulla questione della riorganizzazione, sulle mancate convocazioni da parte dell’amministrazione ai tavoli di trattativa, sulla questione del salario accessorio. Non ricordiamo un periodo così confuso e dagli orizzonti così incerti e cupi per il personale finanziario.
Ed è veramente paradossale che proprio mentre il Direttore Generale dell’Agenzia magnifica i risultati raggiunti nella lotta all’evasione (non sarà forse merito dei lavoratori cui l’irrefrenabile Brunetta ha regalato la gogna pubblica, il taglio dei fondi al salario accessorio, e ulteriori limitazione dei diritti?) si sta portando avanti uno scellerato quanto confuso processo di riorganizzazione.
Insomma, quando le cose vanno bene è necessario intervenire, affinché finalmente comincino ad andare male (e già, infatti, si parla di un calo delle entrate tributarie nel mese di gennaio 2009).
Ed ecco allora che la riorganizzazione, attraverso l’accentramento dell’attività di controllo nelle costituende Direzioni provinciali, segna la “ritirata strategica” dell’Agenzia da fasce consistenti del territorio nazionale, e separa l’attività di controllo dall’area servizi.
Il tutto, naturalmente, senza tener minimamente conto delle ricadute di tale processo sul personale, in termini di diritti, di professionalità, di salario. E, soprattutto, senza un accordo nazionale che fissi le regole generali del processo di riorganizzazione, ma “navigando a vista” con qualche Direzione provinciale improvvisamente attivata qua e là, senza minimamente consultare il personale.
Ed anche sul versante del salario accessorio le cose non vanno molto meglio.
L’emendamento approvato alla Camera in materia di salario accessorio, che tanto piace a CISL e UIL (che come Brunetta trascorrono il loro tempo a cercare di alimentare false illusioni tra il personale) non sancisce affatto il ripristino dei fondi del salario accessorio per i lavoratori finanziari.
Si limita ad una dichiarazione programmatica, tra l’altro confusa e di difficile interpretazione, che non fornisce alcuna garanzia sul ripristino delle risorse sottratte ai lavoratori dal decreto Brunetta.
Noi Cobas non abbiamo bisogno come qualche organizzazione sindacale di “inasprire” azioni di lotta mai viste e intraprese…per noi lo scontro con il governo si è aperto con lo straordinario sciopero generale del 17 ottobre quando insieme alla CUB e a SDL abbiamo portato in piazza 500.000 lavoratori.
Ed abbiamo intrapreso come Patto di base (COBAS, CUB, SdL) un percorso chiaro e coerente che ha attraversato le iniziative per contrastare le norme antisciopero, con la grande manifestazione del 28 marzo, fino ad arrivare al già indetto sciopero generale del 23 aprile perché non siano i lavoratori, i precari ed i disoccupati a pagare il prezzo della crisi.